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Un Regno del Terrore nella notte della Cisgiordania

'Il racconto degli studenti dell''Università di Birzeit (vicino Ramallah) sulle incursioni dell’esercito israeliano nei villaggi e città della Cisgiordania. [Nena News]'


Redazione

25 Giugno 2014


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di Aysha Shalash 

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Noi, studenti palestinesi della Birzeit University nella Cisgiordania
occupata da Israele, stavamo appena esaurendo il trauma dell’assassinio
e il lutto di un compagno di studi dell’università di Birzeit, Saji
Darwish [1] – ucciso dall’esercito israeliano di occupazione nel marzo
2014 – e la preparazione per gli esami finali, quando il regno di
terrore notturno dell’esercito israeliano ha attraversato la
Cisgiordania.

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Tre
giovani coloni israeliani illegali nella terra palestinese sono
scomparsi il 12-13 giugno 2014, senza che alcuno ne abbia rivendicato la
responsabilità. Eppure il governo israeliano continua a insistere che
sono stati rapiti da Hamas, senza alcuna prova per confermare questa
affermazione.

Questa scomparsa ha portato a incursioni notturne indiscriminate nella città e nei villaggi della Cisgiordania,
arresti di massa, uccisioni, demolizioni di case, sparatorie, gravi
restrizioni del movimento e un’escalation di violazioni e di misure
punitive collettive contro la gente comune, non risparmiando nessuno,
compresi noi studenti universitari; il tutto rendendoci difficile di
concentrarci sugli studi. Tuttavia, nonostante tutto ciò che sta
accadendo intorno a noi, abbiamo cercato di farlo lo stesso perché
questo è il modo in cui affrontiamo queste devastazioni: insistiamo
sullo studio e sul nostro diritto all’istruzione sotto l’occupazione
militare israeliana, e su questa speranza per il nostro futuro sotto
continua minaccia.

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La
notte del 18-19 giugno 2014, mentre eravamo impegnati negli esami
finali di laurea, anche il nostro campus universitario è stato
perquisito
. [2] La maggior parte di noi ha letto la notizia
appena successo, intorno a mezzanotte (sembra proprio che debbano venire
sempre a mezzanotte per insinuare e intensificare la paura nei nostri
cuori). Altri hanno sentito la notizia la mattina presto prima di
incamminarsi per le strade della Cisgiordania disseminate di checkpoint
dell’esercito israeliano, sperando, anche se molto incerti, di arrivare
all’università, scoprire cosa fosse successo, e magari sostenere gli
esami.

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Mentre
accadevano questi fatti, molti di noi stavano ancora studiando, ma
hanno continuato a rimanere svegli tutta la notte, leggendo e guardando
le notizie, e comunicando su e-mail e altri social media con gli altri
studenti e i nostri insegnanti. Alcuni di noi hanno dapprima pensato,
increduli, che ciò che era pubblicato su facebook sulla incursione nel
campus fosse uno scherzo; tuttavia, contattandoci l’un l’altro, si
trasformava ben presto in realtà.

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Abbiamo
letto e visto le immagini dell’esercito israeliano che riempiva le
strade del campus, sfasciando porte di acciaio e di legno, rinchiudendo
in una stanza tutte le guardie disarmate dell’Università, confiscando i
loro telefoni cellulari, e costringendo la guardia responsabile del
turno di notte ad aprire le porte d’acciaio mentre l’esercito che
rompeva le porte in legno della facoltà di Scienze e dell’edificio della
Student Union; e aumentando anche il caos soprattutto nella sala di
preghiera delle donne, e distruggendo ogni cosa presumibilmente per
trovare qualche prova della scomparsa dei tre giovani coloni israeliani.

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Tuttavia
hanno trovato solo le bandiere, i manifesti e gli accessori utilizzati
nelle elezioni studentesche, li hanno confiscati e se ne sono andati
intorno alle 03:30
. I nostri livelli di stress si sono
moltiplicati vedendo le immagini riempire le pagine di facebook di
tutti. E abbiamo continuato a chiederci: perché stanno facendo questo?
Non abbiamo fatto nulla di male? Perché stanno violando il nostro campus
universitario e la nostra vita? Perché sconvolgono il nostro studio e i
nostri esami? Perché stanno creando e mantenendo la paura, opprimendoci
non solo con la forza bruta, ma rendendo la nostra vita quotidiana
insopportabilmente insicura, creando incertezze terribili sul futuro,
domani compreso, minacciando la distruzione del nostro futuro;
accidenti! facendo in modo di negarci il più fondamentale dei diritti,
il nostro diritto all’istruzione? Non siamo forse umani? Non abbiamo il
diritto all’istruzione? A un futuro di speranza? A una vita in libertà
di giustizia e pace? Perché il mondo non ascolta mai noi palestinesi?

E
mentre leggevamo e guardavamo il nostro campus invaso, ci siamo chiesti
se gli esami si terranno come previsto. Ci siamo chiesti delle strade
per l’università e della loro sicurezza, e pensato che è meglio uscire
di casa e dirigersi verso l’università diverse ore prima dell’esame,
solo per assicurarsi di arrivare in tempo e non perdere gli esami, visti
i posti di blocco dell’esercito israeliano e gli ostacoli che attendono
la traversata. Abbiamo pensato che dobbiamo riuscire ad arrivare alla
Università, semplicemente questo.

Come
tutti i palestinesi, la nostra capacità di sopportare e resistere gravi
violazioni dei nostri diritti è in genere alta, ma può essere
compromessa in momenti come questo poiché vi sono limiti alla resistenza
.
Ma questa resistenza palestinese non toglie la paura che aleggia nel
profondo del nostro cuore, e i ricordi ossessionanti delle violazioni
passate o l’esperienza di quello che le incursioni dell’esercito
israeliano possono fare alla gente. E così, alcuni di noi semplicemente
siamo stati svegli tutta la notte, e abbiamo affrontato le strade molto
presto per poi essere trovati da docenti e studenti sulle scale
dell’Istituto in attesa che le porte si aprissero alle 08:00.

Ci
siamo soltanto abbracciati. Altri che dovevano venire dalla regione
meridionale di Betlemme della Cisgiordania, particolarmente sconvolta
dall’assalto, non hanno dormito tutta la notte, e hanno affrontato con
coraggio il viaggio, stanchi, insonni ed esausti, pregando di riuscire a
percorrere la strada e arrivare agli esami con indosso un paio di
jeans, scarpe da tennis e uno zaino nel caso che incontrassero un posto
di blocco e dovessero salire per un sentiero sterrato di montagna se la
strada principale fosse bloccata; e con un gran batticuore e zero
aspettative, come hanno raccontato, pregando per un viaggio sicuro e di
riuscire a completare degli esami, pensando che questa volta, senza più
facebook prima degli esami, sarebbe meglio non sapere. Nena News

Aisha Shalash
a nome degli studenti del 2 ° anno del Master in Salute pubblica,
Birzeit University, Birzeit, Cisgiordania, territorio palestinese
occupato, [email protected]

Haneen Dwaib
a nome degli studenti del 1° anno del Master in Salute pubblica,
Birzeit, in Cisgiordania, territorio palestinese occupato,
[email protected]

* E’ possibile leggere l’articolo nella sua versione originale qui: http://t.co/MZCgfz7Q2A

(Traduzione di Angelo Stefanini) 

Tratto da: http://nena-news.it/un-regno-di-terrore-durante-la-notte-cisgiordania/#sthash.DGe0qNRX.dpuf.

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